In Piemonte, Ce la caviamo da soli… ma anche in compagnia

I percorsi di autonomia, rivolti alle persone con disabilità, non costituiscono una novità per noi, dell’Associazione di Buffoni di Corte Onlus, in quanto, già nel 2015, abbiamo avviato un progetto simile. Quando però la Consulta per le Persone in Difficoltà ha presentato alla nostra Associazione e all’Associazione Diritti Negati il progetto Noi speriamo che ce la caviamo da soli… – sviluppato su scala nazionale – e ci ha proposto di partecipare allo stesso, non abbiamo avuto alcuna esitazione a metterci in gioco.

Elaborare percorsi di autonomia, ponendo al centro dell’attenzione le necessità del singolo; considerare i desideri, le volontà, la reale fattibilità degli stessi e soprattutto dare alle persone con disabilità la libertà di poter scegliere. Sono queste le sfide che abbiamo deciso di intraprendere anni fa, quando molte famiglie che frequentano la nostra Associazione hanno iniziato a esprimere sempre più preoccupazione riguardo al problema del “Dopo di noi”. L’idea quindi di poter entrare a far parte di un sistema di confronto e di scambio di buone pratiche sul tema, sviluppate da realtà dislocate in diverse regioni d’Italia, ci ha dato l’impulso per fare un ulteriore bilancio del percorso avviato e per trovare nuovi stimoli e spunti di riflessione volti a migliorare il benessere e la dignità delle persone con disabilità.

Sono quattro dunque i protagonisti che, dal mese di maggio, sono stati coinvolti, sul territorio torinese, in questo progetto: tre con la sindrome di Down, Arianna 18 anni, Martina 19, entrambe con diploma di scuola secondaria di I grado, e Valentina 31 anni con diploma di scuola secondaria di II grado così come Andrea, un ragazzo di 21 anni con una disabilità media intellettiva. Ad accomunarli, oltre al desiderio di essere riconosciuti come adulti e autonomi, la passione per l’arte, chi più declinata verso la danza e chi più nei confronti del teatro e della giocoleria.

“Io mi sono rotta le balle – afferma con decisione Valentina. Voglio essere autonoma: mio fratello esce ed entra di casa quando vuole, mentre io non ho neanche la chiave della mia stanza”. “Io, invece – interviene Andrea – spero di poter essere autonomo per vivere con Vivian, la mia ragazza. Vorrei cucinare con lei, mangiare e poi guardare la tv insieme”.

Per ciascuno di loro, partendo dall’analisi del livello iniziale di autonomia e dei dati ottenuti con la compilazione del Personal Outcomes Scale sono stati rilevati degli obiettivi da raggiungere, attraverso la messa in atto di attività da svolgere nelle seguenti aree educative: interazione; organizzazione e pulizia della casa; selezione, acquisto e preparazione degli alimenti; orientamento; utilizzo del denaro; uso dei mezzi di trasporto e dei servizi; comportamento e regole di coabitazione.Le varie attività, nelle quali i protagonisti sono coinvolti, si svolgono attraverso incontri settimanali della durata di tre ore, propedeutici all’acquisizione di nozioni base, utili anche nella quotidianità con la propria famiglia. I ragazzi poi, con frequenza mensile, partecipano ai weekend di autonomia abitativa in un alloggio dedicato, ubicato in una zona di Torino, comoda per gli spostamenti con i mezzi pubblici e ben servita dal punto di vista commerciale. Obiettivo, incrementare sempre più la conoscenza del quartiere e mettere in pratica quanto appreso durante la fase propedeutica, ossia pulizia personale, pulizia della casa, spesa, gestione degli orari e del tempo libero.

A completamento del percorso, i protagonisti hanno inoltre, partecipato, nei mesi di giugno e luglio appena trascorsi, a due soggiorni, uno al mare, a Riccione, e l’altro in montagna, a Fraisse-Pragelato, ciascuno della durata di una settimana. Arianna, Martina, Valentina e Andrea, insieme agli operatori, hanno così potuto vivere una vacanza tra amici con esperienze di integrazione sociale e di autonomia, al di fuori della quotidianità. Tra queste, oltre ad attività di avvicinamento all’autonomia e di coabitazione sono state anche proposte diverse attività ludico-creative-ricreative di gruppo, senza naturalmente perdere di vista le finalità educative attraverso il rispetto delle regole di gioco – visto anche come un importante strumento di crescita personale – e della condivisione dello spazio e del tempo.Ci piace comunque concludere con una breve dichiarazione di Valentina, estrapolata da un video realizzato durante un weekend organizzato sul lago di Garda. (Per vedere il video, guarda sopra!)

“Elaborare percorsi di autonomia, ponendo al centro dell’attenzione le necessità del singolo; considerare i desideri, le volontà, la reale fattibilità degli stessi e soprattutto dare alle persone con disabilità la libertà di poter scegliere. Sono queste le sfide che abbiamo deciso di intraprendere anni fa”

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