Interpretare “diritti e rovesci”

Sulla scena, attraverso l’interpretazione di temi e personaggi, si prende coscienza di se stessi. È su questo principio che opera Cantiere dei desideri, laboratorio che fa parte dell’associazione Ecopark di San Vito al Torre, Udine. “Il tema che quest’anno abbiamo deciso di portare sul palco è quello dei diritti sanciti dalla Dichiarazione dei diritti universali dell’Uomo e delle persone con disabilità diverse – spiega la regista, Carlotta Del Bianco – Lo spettacolo che stiamo ideando si chiama “Diritti e rovesci in Cantiere. Ovvero di lavoro, amore, diritti.” Il gruppo va in scena il 28 giugno, a Fiumicello Villa Vicentina, in “Sala Bison”.


Il laboratorio nasce dalla improvvisazione, ci si lascia andare alla musica, alla poesia, ai suoni, finché dalla suggestione non si mettono a fuoco i contenuti per sviluppare il tema dello spettacolo. Si tratta di una creazione che è un po’ spontanea e un po’ pilotata. “Ma ognuno è responsabile delle propria parte. C’è chi ha curato la coreografia, chi la scenografia, chi la musica”, spiega ancora Carlotta. Questo del laboratorio è una realtà attiva da tempo, fondata sul principio del teatro integrato, fra attori interni che partecipano a tutte le prove e poi persone esterne, che quasi all’ultimo si uniscono per prendere parte alla rappresentazione. Da una parte quindici persone, con disabilità lievi, fisiche o psichiche. Dall’altra alcuni attori che arrivano a dar man forte esterna, per la rappresentazione finale, fra cui anche dei bambini. È così, attraverso lo spettacolo, prende spazio l’auto determinarsi del sé. Si prende atto della propria condizione. E lo si fa misurandosi, rappresentando, interpretando in forma astratta e artistica quelli che sono i temi della società attorno a noi.

A dare forma a Diritti e rovesci in Cantiere. Ovvero di lavoro, amore, diritti sono ragazzi con lieve disabilità fisica o psichica, un gruppo variegato, composto da chi recita in sedia a rotelle o da attori con sindrome down. Che per mesi si sono dati appuntamento in incontri bisettimanali. È anche per questo che il laboratorio rientra fra i percorsi designati da “Noi speriamo che ce la caviamo da soli…”. Perché prevede autonomia della famiglia durante i pomeriggi di attività. E non solo, l’occasione serve a riflettere su se stessi e il mondo, e quindi a rafforzare la propria coscienza. In un processo di maturazione che rende l’arte un percorso prezioso per tutti. “Rispetto, tranquillità, sono i valori che da sempre scandiscono il progetto. L’accoglienza è stata grandissima, e anche l’entusiasmo.”, commenta Carlotta. Buono spettacolo e buona riflessione sui diritti a tutti!   

Attraverso lo spettacolo, prende spazio l’auto determinarsi del sé. Si prende atto della propria condizione. E lo si fa misurandosi, rappresentando, interpretando in forma astratta e artistica quelli che sono i temi della società attorno a noi.

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