La sfida e i desideri

Imparare a cucire, a fare giardinaggio, mettere a fuoco le proprie competenze per imboccare una strada verso l’autonomia.

Anche per l’associazione Casa di solidarietà e di accoglienza, il progetto Noi speriamo che ce la caviamo da soli.. è entrato nel vico. Da più di trenta anni questa associazione lavora nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, per le persone con patologia psichiatrica. Quattro sono gli utenti coinvolti nel progetto, in un percorso avviato da fine 2018. 

In questo post parlano i due operatori che li seguono, e ci raccontano le riflessioni che l’esperienza di Noi speriamo che ce la caviamo da soli… ha animato in loro. Sono appunti diaristici, sia sul progetto nel suo insieme come sfida e come frontiera, sia sulla conoscenza di una delle persone con disabilità mentale coinvolte, Giulio (nome di fantasia), sulla sua personalità e su quello che Giulio desidera.

Enrico Genovesi© Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

Il progetto, un viaggio collettivo e personale

… di storie, persone, sogni accesi e spenti, speranze vive ed abbandonate.Un passato che condiziona maledettamente il presente ed il futuro, tempi che molto spesso non profumano di certezze, ma di sfiducia e vuoto totale. La sfida collettiva è quella di trasformare il vuoto in pieno… di progettualità; la sfiducia in fiducia…dell’IO come persona capace, portatrice di sogni realizzabili.La sfida, oltre ad essere collettiva, diviene anche personale, in quanto affiancare soggetti con disabilità psichica significa mettersi costantemente in gioco, quel gioco che spesso fa emergere l’inadeguatezza in alcune situazioni e la frustrazione di non poter fornire soluzioni durature nell’immediato.“Giocando” si impara che è necessario riformulare le regole della comunicazione, censurare alcuni termini e lasciare più spazio all’ascolto, alla mimica, alle manifestazioni d’affetto e di vicinanza nel rispetto di chi il dolore lo prova.“Giocando” si impara che si può essere comprensivi ed empatici utilizzando anche una sana autorevolezza, per tentare di rompere la corazza che alcuni soggetti si sono costruiti nel tempo per difendersi da un mondo “MALATO”“Giocando” si impara che VIVERE UNA VITA DIGNITOSA è un diritto inviolabile!Spezzoni legati a dei beneficiare. Riflessioni dopo essere stati a contatto con le persone, al quarto mese di attività. 

Giulio e i suoi desideri

Lo chiamerò Giulio, con un nome di fantasia. In lui, Giulio,  ho visto l’animo di una persona rassegnata e che subisce passivamente gli eventi della vita a causa del suo passato.Parlandoci, ho potuto constatare che Giulio è una persona molto pacifica e disponibile al dialogo. Ma ferma nelle sue convinzioni e credenze. Giulio sembrerebbe anche non molto desideroso purtroppo di avere una vita sociale, dando priorità esclusivamente al lavoro, probabilmente. Perché per lui sarebbe l’unica possibilità di riscatto per la propria vita, oltre a fornirgli una buona dose di autostima per vivere al meglio. Resta il rammarico per non essere riusciti a renderlo parte attiva di un qualcosa di nuovo per la sua vita.Quel che si nota subito di Giulio è la “burbera tenerezza” che trasmette e il suo

osservarsi intorno ed esaminare attentamente ogni cosa, si può dir che la curiosità non gli manca ed è una nota positiva.Non è semplice capire le sue aspirazioni. È necessario trovare un canale di comunicazione adeguato per poter dialogare con lui, ciò

nonostante è una persona che sicuramente è autonoma nella propria vita e capace di badare a se stesso e alle proprie cose. Sul fronte sociale ho percepito subito che sente il bisogno di avere altre interazioni per uscire dalla monotonia della propria vita, è pertanto molto disponibile e anche entusiasta di poter vedere altre persone e prendere parte alle attività che gli vengono

prospettate.